Pubblicità

Mateo lasciò involontariamente il braccio di Elena e fece un passo avanti…

Pubblicità
Pubblicità

"Non aver paura di me, amore mio. Ho passato un secolo a cercare un modo per restituirti ciò che ti ho tolto nella nostra vita passata. Regina non è stato il tuo primo tradimento. Il primo sono stato io."

Elena estrasse dalla tasca un antico reliquiario, che Mateo riconobbe come un gioiello della famiglia Valenzuela, ritenuto perduto sin dalla Rivoluzione messicana.

—Non sono un pittore che aveva bisogno di soldi, Mateo. Possiedo tutta questa terra da prima che tu nascessi.

Mateo si guardò intorno. La galleria, le pareti, le opere d'arte… tutto cominciò ad apparire diverso.

"Chi sei?" chiese, la sua voce appena un sussurro.

"Sono la donna che non potresti mai dimenticare, anche se la tua mente ci ha provato. L'affare dei 100.000 pesos era solo un gioco per convincerti a farmi tornare."

All'improvviso, le luci della galleria tremolarono e si spensero.

Quando Mateo riaccese la torcia del telefono, Elena era sparita.

Nel punto in cui si era fermata, non restava altro che l'abito di seta color terracotta, disteso vuoto sul pavimento, e il reliquiario aperto.

All'interno del reliquiario c'era una fotografia in miniatura.

Erano solo loro due.

Ma la foto non era né digitale né stampata su carta moderna.

Si trattava di un dagherrotipo del 1890.

E sul retro, scritto con una calligrafia impeccabile, c'era scritto:

“Grazie per la serata emozionante, Mateo. Ci vediamo nella prossima vita. Il debito è stato saldato.”

Mateo cadde in ginocchio in mezzo alla galleria vuota.

Guardò verso il quadro nella biblioteca.

Ora, la figura di Elena sulla tela stava svanendo, lasciando solo Mateo seduto davanti a una scrivania vuota.

Uscì in strada gridando il suo nome, ma la Galleria Santoscoy era chiusa, piena di polvere e con un cartello "Vendesi" che sembrava essere lì da decenni.

Guardò il telefono.

Non risultavano registrazioni delle chiamate di Elena.

Non risultavano depositi di centomila pesos.

Non restava altro che il ricordo del profumo dell'olio e dei fiori di bouganville.

Mateo Valenzuela tornò al suo impero tecnologico, rendendosi conto che l'uomo che credeva di avere tutto aveva appena perso l'unica cosa reale.

O l'unica cosa che l'eternità gli aveva permesso di fingere di essere per una notte.

Per continuare a leggere, clicca su ( SUCCESSIVA 》) qui sotto!

Pubblicità

Pubblicità