Ha provato a parlare, ma non gli è uscita alcuna parola.
Alla fine, è riuscito a dire:
"...Mi dispiace."

Il grido della madre esplose, rompendo il silenzio, e lei crollò a terra, lasciando cadere le scarpine rosa ai piedi di Lucas.
Il padre si aggrappò alla moglie, piangendo come un bambino, mentre Lucas rimase immobile, pietrificato.
Raccolse le minuscole scarpe, la cui leggerezza era quasi insopportabile. Intendeva portarle in soggiorno, ma a metà del corridoio silenzioso, le gambe gli cedettero.
Sedeva su una lunga panchina, a capo chino, stringendo tra le sue grandi mani le scarpe da ginnastica rosa: una visione di una piccolezza quasi sconcertante.
Elena lo trovò lì.
Non menzionò il protocollo ospedaliero, i referti o il suo prossimo turno.
Si limitò a sedersi accanto a lui.
Lucas fissò le scarpe, le lacrime che vi cadevano sopra.
" Ho fatto di tutto... " sussurrò, con la voce rotta. " Lo giuro... ho fatto tutto il possibile... "
Elena gli posò delicatamente una mano sulla spalla, quasi temendo di fargli del male.
" Lo so. Nessuno... nessuno avrebbe potuto fare di più di te. "
In quel momento, Lucas non era più il chirurgo di punta dell'ospedale.
Non era più "l'uomo con il ghiaccio nelle vene".
Era solo un essere umano, un cuore che aveva amato troppo, che aveva lottato troppo duramente e che ora si trovava ad affrontare una perdita troppo pesante da sopportare.
E quelle minuscole scarpe da ginnastica...
erano il promemoria che, a volte, non importa quanto duramente si combatta, alcune battaglie non si possono vincere.
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