Arrivò in casa come un soffio caldo, una minuscola creatura che profumava ancora di latte e di una silenziosa promessa. Era un gattino rosso, così piccolo che le sue orecchie sembravano troppo grandi per la sua testa.
Nei suoi occhi rotondi si rifletteva un intero universo. Era stato messo vicino a un gatto adulto, padrone silenzioso del davanzale, dei termosifoni accesi e delle ore tranquille.
Il vecchio gatto lo aveva osservato a lungo, come se cercasse di rievocare una sensazione quasi cancellata, un ricordo sepolto.
"Non avere fretta di crescere", avrebbe potuto sussurrarti. "Ti coccoleremo finché rimarrai piccola."
Il gattino cadeva, inciampava, rotolava su un fianco, poi si rialzava con una tenacia assolutamente ingenua. Gli umani ridevano, si commuovevano e immortalavano ogni suo passo falso con i cellulari.

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