Quel semplice gesto mi colpì più duramente di qualsiasi colpo fisico, perché gelosia, rabbia e umiliazione mi travolsero all'improvviso. Il mio primo istinto fu quello di andare dritto al loro tavolo e affrontarli entrambi davanti a tutti i presenti nel locale, pronunciando tutte le accuse che mi passavano per la testa.
Ma il locale era affollato e rumoroso, e sapevo che nel giro di poche ore la notizia si sarebbe diffusa in tutto il quartiere. Così, mi sono voltato in silenzio e sono uscito dal bar senza ordinare nulla.
Durante il tragitto verso casa, i miei pensieri si scontravano in una tempesta di confusione: ero furiosa con Megan, mentre un'altra voce nella mia testa mi ricordava che non avevo alcuna superiorità morale. Per anni ero stata io a giocare a giochi pericolosi con messaggi nascosti, incontri segreti e scuse accuratamente elaborate.
Ho sempre creduto che nessuno sapesse la verità sul mio comportamento. Quella sera, per la prima volta, mi si presentò alla mente una possibilità inquietante: forse Megan lo aveva sempre saputo.
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