Bolanle fece una risata amara.
“Domani. Domani. Domani. Sono quindici anni che dici domani, Toby.”
Le ragazze tacquero.
Anche la piccola Titi smise di giocare.
Toby abbassò lo sguardo. "Ci sto provando."
«Ci stai provando?» sbottò Bolanle. «Ci stai provando e basta, non basta per sfamare cinque figli.»
La stanza sembrò rimpicciolirsi.
Yetunde si fece avanti con cautela. "Mamma, papà ha lavorato tutto il giorno..."
«Non intrometterti», intervenne bruscamente Bolanle.
La ragazza si immobilizzò.
Toby alzò delicatamente una mano. "Va tutto bene."
Ma Bolanle non parlava più solo di soldi. Anni di vergogna si riversarono fuori da lei.
«Ogni giorno vado al mercato e vedo altre donne vestite con abiti eleganti. Parlano di Lagos, di affari, di mariti che hanno successo.» La sua voce si abbassò. «E poi mi guardano.»
Nessuno parlò.
Bolanle fissò le pareti crepate della casa.
“Questa non è la vita che avrei dovuto vivere.”
Toby sentì una stretta al petto. Aveva già sentito quelle parole, ma quella sera suonavano diverse: più dure, più fredde, definitive.
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