"Devi capire, Mira", disse gentilmente. "Non è una questione di soldi. È una questione di eternità. Lei mi ha aiutato. E ora tocca a te."
In quel momento, le gabbie tremarono e ulularono. Le creature iniziarono a battere contro le sbarre, un suono che riempì l'aria e mi fece rizzare i capelli. Urlai, le mie urla si fusero con i loro ululati. Ma il suono più forte era il battito del mio cuore.
…Urlai, le mie urla si fusero con i loro ululati. Ma il suono più forte era il battito del mio cuore.
E all'improvviso, una delle gabbie crollò. Le sbarre, contorte dagli artigli, cedettero. La creatura, metà lupo e metà uomo, fece un passo avanti. Il suo sguardo cadde su di me, poi su Roman.
Tutto accadde in un istante. Un colpo, un urlo, un coltello che cadde a terra con un rumore metallico. Roman svanì con un ringhio sordo nell'oscurità opprimente, squarciato dai denti. La sua voce si spezzò come una corda recisa.
Rimasi lì, incapace di muovermi, gli unici suoni che riuscivo a sentire erano la carne che si lacerava, gorgoglii che si dissolvevano nel silenzio. La creatura alzò la testa e mi guardò. I suoi occhi... uno blu, l'altro ambra. Gli stessi che aveva mia nonna nel vecchio ritratto.
"Corri, bambina", sentii nella mia testa.
Corsi fuori dalla cantina, dimenticando di aver sbattuto la porta alle mie spalle. La casa era alle mie spalle, e un sentimento misto di paura e consapevolezza mi martellava il petto. La vicina sapeva. La nonna sapeva. Ora lo sapevo anch'io.
E quando mi voltai, non c'era più luce nel piccolo seminterrato. Solo due occhi brillavano nell'oscurità, poi si spensero.
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